IO SCRITTORE FRA LA SAVANA E LE STELLE

Maggio 2021, finalmente il Pentagono e Obama stesso ammettono la realtà degli UFO annunciando l’imminente pubblicazione di un’inchiesta ufficiale del Governo Americano sull’inquietante fenomeno. Era ora!

Dal grembo della fantascienza,  “AMAZON” grida l’impellente necessità della presa di coscienza già da un paio di mesi. L’ispirazione, sibillina, viene da uno dei più subdoli ed ignorati conflitti sociali odierni; il quadro di una presenza aliena occulta e predatrice è raccapricciante.

Accennare alle coincidenze “profetiche” del mio romanzo mi sembra quasi più un dovere verso l’umanità che grancassa commerciale, perciò lo presento in un gruppo adatto senza remore.

Purtroppo, però, anche qui sono ormeggiati alcuni dei palloni gonfiati formato Zeppelin che infestano il mondo e uno di questi auto investiti signorotti della comunità, temendosi sminuito da tanto ardire, lette appena le poche pagine dell’anteprima si è lanciato in una cervellotica campagna denigratoria del libro con una foga polemica degna di ben più alta causa e ben più acuta intelligenza.

Le risposte ai suoi disarticolati attacchi lo spingevano a spostare il tiro dal libro alla mia persona per cui io, insofferente della supponenza, ho chiuso la diatriba e non intendo certo riaprirla qui per… ”interposto gruppo”.

Piuttosto prendo spunto da una delle sue critiche: l’accusa di non seguire i canoni, per chiarire l’essenza della mia narrativa e i gusti che ne guidano l’espressione a chi vuole conoscermi meglio.

È vero: io non sempre osservo le regole, ma come diceva Einstein, i tabù a violarle reggono finché qualcuno che non li conosce li abbatte, rovesciando il paradigma… E se no come si spiega l’incessante mutare di tutto?

In altre parole, scrivo a modo mio. Il motivo è che di formazione non sono scrittore bensì ingegnere, ma siccome poi questo è il modo che mi piace anche negli scritti altrui, ho ragione di credere che piacerà anche a qualcun altro… e i fatti mi confortano. Magari ciò non intriga subito chi ama i cliché del filone, ma mi lascia anche più libero, e alla libertà io non rinuncio nemmeno da ingegnere.

Nella narrativa, a cominciare dai generi letterari. Fantascienza  e fantasy sono i miei preferiti, ma anche se per anni ho divorato un Urania alla settimana non scelgo un libro solo perché ci sono i Marziani: l’idea di fondo è ancora più imprescindibile, e poi naturalmente devo esserci rapito da farla mia.

Una storia fine a sé stessa potrà piacermi, ma dura quanto un sogno; una che dietro la vicenda riveli un pensiero profondo sui grandi temi esistenziali, filosofici, sociali, scientifici ed etici dell’umanità mi rimane per sempre. Di conseguenza, tanto di cappello per il successo alla Rawling e a Wilbur Smith; per il resto Sagan, Asimov, Orwell, Tolkien e… Goethe su tutti, ma non di meno Cervamtes, Dostoevskij, Verga, Hemingway, Calvino, Eco,  Nadine Gordimer ecc. ecc.

Chi per un verso, chi per l’altro, sono questi i miei maestri, però di quanto poi esce dalla mia penna rivendico fermamente la paternità  esclusiva ed integrale.

Dunque, pur confrontandomi sempre con i migliori in pratica scrivo d’istinto, ma non mi ci sarei mai cimentato senza un costante incoraggiamento fin dalle elementari.

I primi racconti risalgono alle solitarie serate torinesi della gioventù, quando inseguivo le stelle “cavalcando” motori a reazione militari. Sberleffi per far colpo su  una ragazza, schizzi dissacranti dell’assurdo quotidiano… risposte stralunate alla domanda di sempre: “…ma dove siete?”

Un lungo silenzio indaffarato dopo il ritorno a Bologna, poi di nuovo qualche stravolgimento del vissuto durante la torrida estate dell’incidente che mi aveva inginocchiato.

A un editore locale piacciono; mi chiede di scrivergli dei racconti per bambini, ma io non so nemmeno da che parte si tiene, un bambino.

Ancora lavoro, ancora silenzio.

Un’estate in Tanzania a cercar di capire l’altro tendendogli una mano, ma quella di chi già credevo di conoscere si allontana: un’amicizia in frantumi. Dal dolore nasce “Karibu”, un romanzo d’amore e morte fra la savana e le stelle, dove il terzo occhio può riconoscere il dramma in corso nel Kosovo.

Secondo un autorevole giudizio è un romanzo filosofico.

Dagli editori neanche un cenno di vita allora, ben prima del self publishing, ne faccio stampare 100 copie da una tipografia digitale.

Una prestigiosa biblioteca comunale mi concede i locali per una presentazione. La responsabile ha appena partecipato alla giuria di un contest letterario e ai libri che vi hanno partecipato preferisce Karìbu. Piccola, ma è una soddisfazione.

Vendo in un amen una settantina di copie, poi offro le altre all’agenzia di viaggi  per l’Africa, da dare in omaggio al posto delle borse. Il direttore le compra tutte e ne chiede anche altre. Ma io non faccio l’editore.

Anzi,  con tutto l’impegno che richiede guadagnarmi il pane dedico anche troppo tempo ai libri.

Sul fronte editoriale, invece, buio fitto stabile.

“Porca l’oca, ma come si fa a trovare un editore vero?” Domando allora in un newsgrop.  Un tale che si firma “Il suonatore Jones” e sostiene di avere il libro sul comodino mi indirizza a suo nome a Mondadori. Mi sa di presa in giro, ma non sia mai detto che io rinunci senza averci provato, e faccio bene: la segretaria del direttore Franchini conferma chiedendo il libro. Lo invio, e in breve loro rispondono che stanno cercando una collana adeguata nel gruppo editoriale perché gli piace e vogliono pubblicarlo.

WOW!!!

Ma la collana non c’è. Il romanzo filosofico non ha molti appassionati.

La delusione è grande, e non sola a far languire la speranza di trovare un pubblico che dia nuovo impulso alla voglia di scrivere. Professione, insegnamento e consulenza giudiziaria lasciano davvero poco spazio, e per giunta ho intrapreso un progetto di solidarietà per portare l’acqua in casa a 4000 Africani che vanno a prenderla nelle pozze con i secchi sulla testa.

Però i ricordi, le esperienze e le idee che mi affollano il cervello premono ai confini.

L’apparire dell’auto pubblicazione riapre qualche prospettiva, ma è un’illusione: se non arrivi in libreria o non sei già conosciuto nessuno ti cerca. Ad ogni modo ci pubblico ”Hakuna Matata”, un manualetto di Kiswahili che pur col rammarico per l’assenza di un mercato mi vale l’interesse di Zanichelli.  Se non altro conforta un po’ che è un libro vero, allora mi ripeto con “Karìbu” e con una manciata di brevi storie metafisiche che raccolgo nell’antologia: “Racconti di Ultramondo”. È solo per la firma: so bene che i racconti non tirano, perciò non ci provo neanche a proporla a un editore.

La mia anima è rimasta a Torino. Il lavoro amatissimo, le grandi speranze, le grandi imprese, i tradimenti di scrivania, quelli di cuore, le grandi delusioni…  Tutto questo grida di passione dentro di me, e finalmente gli do la voce di “Il diario di Homunculus”, amara denuncia retrospettiva delle devastazioni umane e sociali che produce un potere preoccupato solo di sé all’interno di un’azienda.

Buone recensioni, ma mentre l’editoria fasulla si fa sotto sempre più insistentemente, quella vera continua a tacere. Pazienza: per fortuna non ho bisogno di vendere i miei libri per campare, e prima o poi qualcuno si accorgerà pure che quei titoli sono ormai su tutte le librerie on line.

Misteriosamente, se ne accorge la American Star Books, che mi propone di tradurre “Karìbu” in Inglese in cambio dell’esclusiva sul mercato anglofono. Ovviamente accetto, ma la traduzione è automatica e fa schifo, per cui a forza di rifiutarla il contratto salta.

Va bene lo stesso: la farà meglio qualcun altro; spero solo di essere ancora al mondo.

A scuola, intanto, brava gente e farabutti si contendono la scena dimostrando che a diciott’anni si è già maturi per entrambi i ruoli.

”Il professor Battista” lo grida ai quattro venti toccando corde ideologiche che nell’Occidente alfiere di tutte le libertà sono proibite, infatti Feltrinelli toglie la parola a un suo scout che gliel’aveva segnalato. Eppure riscontri entusiastici arrivano da più parti: una piccola casa editrice pubblica il romanzo in e-book, il titolare di un’altra mi convince a partecipare ad un suo concorso.

VANGE!!! (vetusto equivalente bolognese di wow!!!) Va in finale anche se lui non è nella giuria. Peccato che non vinca perché la pubblicazione sarebbe gratuita: io non cedo diritti a pagamento.

Mi brucia perché so che il libro è bello: la giornalista del Carlino che lo ha presentato alla biblioteca Lame ne ha comprato una decina… Allora ci rimetto le mani deciso a farne un’opera capace di vincerli, i concorsi, e così nasce “L’ultimo Professore”.

Intanto da Facebook mi è arrivato il nome di un editore coraggioso e con una passione per i libri autentica. Gli invio “L’ultimo Professore”  e “Il diario di Homunculus” e… il mio personale concorso lo vinco davvero!!! Fabio Pedrazzi li accetta entrambi.

Adesso sono un autore ufficiale nelle collane della Pedrazzi e di Placebook Publishing; non so ancora se e quanto venderò, ma quasi quasi comincio a sentirmi scrittore a pieno diritto. D’altra parte, il Web ridonda dei miei titoli, a  una presentazione video on line seguono interviste radiofoniche, belle recensioni e articoli su riviste culturali; le conferme si susseguono.

Allora torniamo ad “AMAZON”, l’ultimo nato. O meglio: l’ultimo venuto alla luce, perché in realtà le riflessioni che mi hanno portato a scrivere questo romanzo di pura fantasia partono dalla stessa domanda dei primi racconti: “… ma dove siete?” Domanda che, come ho accennato, trova la drammatica risposta sullo sfondo di uno dei più subdoli ed ignorati conflitti sociali odierni.

Non starò a dire quale per non guastarti il piacere della scoperta.

D’accordo con Pedrazzi, ad evitare uscite troppo ravvicinate  il romanzo per il momento è “parcheggiato” in auto pubblicazione, ma chi lo vuole può già comprarlo su Il Mio Libro. Del suo destino editoriale definitivo, e di quello degli altri libri miei, si riparlerà fra qualche mese.

Io sono convinto che saranno best seller, ma quanto a quando non so: dipende anche da te.

 

ILMIOLIBRO – AMAZON – Libro di Fernando De Benedictis (kataweb.it)