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IL SILENZIOSO “OMINICIDIO” PERMANENTE DI STATO

Quando, nel 2010, Michael Douglas si ammalò di cancro alla gola e disse che gli era venuto a causa del sesso orale, si sollevò contro di lui l’indignata reazione della stampa di genere del mondo intero, e l’apostata fu messo in graticola come il più blasfemo degli eretici medievali.

 Poveraccio, s’era beccato il cancro, gli avevano detto che la causa poteva essere quella e magari intendeva solo consigliare cautela agli altri, ma per i severi guardiani dell’orientamento culturale prevalente l’altra metà del cielo non poteva stare che sugli altari insieme alla madre di Gesù.

Più sommessamente, però, ed evitando di esporsi all’inquisizione del terzo millennio, la divulgazione scientifica più seria stava informando da tempo che quell’ipotesi ci poteva anche stare, poiché diversi tipi di tumore del collo e della testa sono provocati dall’HPV, ossia proprio lo stesso papilloma virus che causa il cancro della cervice uterina.

“Allora perché danno il vaccino gratis solo alle ragazze e a noi no? – Si domandavano un po’ contrariati molti maschi dall’inizio della campagna di prevenzione, nel 2008 – Grazie che poi le donne campano sei o sette anni di più!”

Ma non era tanto il primato femminile ad irritarli, quanto piuttosto la discriminazione mortale contro di loro.

Da sempre i maschi si accollano di buon grado i rischi del fronte, nonché del lavoro in miniera e sulle rotte più tempestose sopportando in compenso l’ingratitudine muliebre, ma essere selezionati d’ufficio per la pentola come i galletti del pollaio non era una libera scelta come il cantiere di una diga, senza contare che gli immeritati sensi di colpa per le asfissianti accuse dei media di essere tutti degli ammazzafemmine a causa dei crimini di alcuni rendeva il vaglio ancora più odioso.

C’era chi non ci stava, però, così quando uno di questi irriducibili “maschilisti”, afflitto da un’annosa verruchetta contro cui s’era infranto invano ogni tentativo di cura apprese che il papilloma virus è causa per l’appunto anche delle verruche, e che queste si possono combattere efficacemente con certi ritrovati recenti della medicina, volle andare al fondo della questione rompendo il silenzio.

Nel 2013 si presentò all’ambulatorio di malattie nfettive dell’Ufficio d’Igiene chiedendo lumi.

Gli spiegarono che il papilloma delle verruche è di un ceppo inoffensivo, e che il vaccino per quello del cancro “sembrava” più indicato per le ragazze, ma più indignato che convinto, lui obiettò che quella era una sanità discriminatoria, e quindi in gran parte responsabile della morte anzitempo dei maschi rispetto alle femmine, cioè dei 300000 decessi di uomini che avvengono ogni anno in Italia; pertanto questi erano veri e propri “ominicidi” di stato occulti, a cui era ora di porre fine.

“Senza contare che anche l’aviaria è inoffensiva per gli esseri umani – concluse – ma si sterminano milioni di uccelli in tutto il mondo per paura del salto di specie.”

Sconcertata, la dirigente dell’ambulatorio lo indirizzò all’omologa di Dermatologia dell’ospedale, dove erano più aggiornati sui dettagli delle sue domande.

Ci andò senza aspettarsi gran che di nuovo, ben sapendo che la sua era sostanzialmente la provocazione di uno con del tempo da perdere, ma almeno voleva ottenere risposte precise a domande precise, e poiché “verba volant”, questa volta si presentò all’appuntamento con la lettera che segue, dove aveva messo per iscritto i suoi quesiti.

Buongiorno,

ho una verruca al pollice sinistro da almeno 8-9 anni. Ho fatto diverse applicazioni di crioterapia ed altri prodotti farmaceutici senza successo, anzi, da alcuni giorni sento un indurimento nel polpastrello dell’indice sinistro che mi fa temere il contagio anche di quello.

Da quando ho appreso che queste lesioni, sostenute da papilloma virus, possono contagiare qualsiasi parte del corpo, compresi gli organi genitali, e che certe varianti del virus possono dare luogo a diversi tumori sono molto preoccupato: uso la mano sinistra quasi esclusivamente con 3 dita, ed evito di toccarci le zone intime di chiunque, a cominciare da me stesso,

Domando: è per un’inconfessata selezione di genere tesa a decimare la popolazione maschile che non si prescrive il vaccino agli uomini? E se in questo caso esso è inutile, perché non ci si può curare nemmeno con gli antivirali di ultima generazione come il Cidofovir, che si dice siano molto efficaci?

Grazie

Inaspettatamente, la responsabile prese molto sul serio questa lettera. La fotocopiò e fece fare delle ricerche sul Cidofovir,

Risultato: il medicinale costava sui 600 Euro… troppo per delle verruche, per quanto fastidiose e a rischio di contagi ancora più sgradevoli.

Quanto agli “ominicidi” di stato su vasta scala, disse con molto imbarazzo che la battuta era simpatica, ribadendo la spiegazione della collega che il vaccino anticancro “sembrava” più indicato per le ragazze, ma era del tutto evidente che nemmeno lei credeva una sola parola di ciò che diceva.

La cosa finì lì.

O forse no.

È di questi giorni la notizia che, con 9 anni di ritardo rispetto alle donne, i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza prevedono la somministrazione gratuita del vaccino anti HPV anche ai maschi.

È grazie alle bastonate del referendum?

È cominciata l’era Trump?

Chi vivrà vedrà.

LA “MANOVRA” FIORENTINA

500 alle gestanti
500 anche ai lattanti
500 ai diciottenni
500 ai novantenni
500 agl’insegnanti
500 agl’ignoranti
500 ai biscazzieri
500 a quelli neri
500 per le mamme
500 per le nonne
cinquemila per le donne
,,,,,
papà stroncato
da poco svezzato
ben più che ai diciotto sopravvissuto
da ex professore son pensionato
e ciò malgrado rimango istruito
son maschio e lavoro senza rubare
son bianco e soccorro chi affronta il mare
appena padre da casa sfrattato
anche la nonna mi ha depredato
son io che pago cotanto sollazzo
eppur solo a me non spetta mai un cazzo!

INCONTRI DI UN IPOVEDENTE E DEL SUO ANGELO CUSTODE NEL PAESE DEI BALOCCHI

 

Un sabato mattina, Andrea e Lucia escono per godersi un po’ la città.

Lei si è ritagliata la breve pausa dagli infiniti impegni di ogni giorno, e nonostante porti un braccio al collo per via di un recente infortunio, ha deciso di regalarla a lui. Sull’uscio di casa, il coinquilino di fronte li ha chiamati “il gatto e la volpe”, dato che Andrea è pressoché cieco, ma in realtà, forse in onore al carisma iscritto nel suo nome, Lucia gli fa piuttosto da Angelo Custode, e oltre che per l’affetto che li unisce da sempre, Andrea le è grato anche per questo.

In autobus, l’obliteratrice rifiuta l’abbonamento annuale di Lucia.

“Sarà scaduto.” Pensa lei, che sa di doverlo rinnovare più o meno in questo periodo, ma non ricorda il giorno esatto. Benché infarcita di elettronica, infatti, la tessera non lo riporta, sicché Lucia se lo sta domandando già da qualche tempo.

La sera prima, avendo accompagnato Andrea nell’ufficio Tper dei contrassegni d’invalidità per l’auto, ha chiesto anche quest’informazione e l’impiegata le ha indicato la scadenza della carta sotto la fotografia, ma quella non è la data del rinnovo, e a tale obiezione, pur seduta innanzi al computer che tutto sa, s’è avvalsa del diritto di ignorare la risposta sancito a suo dire dalle mansioni specifiche di quell’ufficio.

Ad ogni modo, Lucia è una donna ligia, perciò decide di comprare un biglietto al distributore automatico.

Dopo aver rovistato un bel po’ nel portamonete suo ed in quello di Andrea, riesce finalmente a racimolare spiccioli per l’Euro e mezzo che occorre e si accinge a farlo, ma…   l’apparecchio in testa al bus ha la cassa piena e di conseguenza non funziona.

Pazientemente, l’angelo ingessato si dirige brontolando al dispensatore gemello in coda. Lo raggiunge a fatica poiché il mezzo è imbizzarrito, percorre la via tortuosa a velocità folle, e sbattendola da tutte le parti come un fuscello, la costringe ad abbarbicarsi ai sostegni con la mano buona per non rompersi anche quella, ma giunta in fondo… l’apparecchio è fuori servizio e si beve le monetine senza emettere la costosa strisciolina di carta.

Scocciatissima, lei riferisce tutto al pilota di rally per mettersi al riparo da una multa: è meglio evitare di apprendere dai controllori cosa penserebbero delle sue giustificazioni, perché in caso di sanzione, addio all’investimento di 300 Euro per l’abbonamento annuale allo scopo di risparmiare qualcosa.

Il rallista mancato prende atto della dichiarazione, ma… “ovviamente non può mica testimoniare ciò che non ha visto”.

Furibonda, Lucia sta quasi per proporre di scendere a comprare un biglietto, quando ricorda che forse nel portafoglio ha anche un city pass di scorta. Previdente com’è, l’aveva comprato insieme all’abbonamento proprio per delle dimenticanze o altri accidenti del genere, e infatti lo trova.

Ma… la macchinetta infernale rifiuta anche questo.

“Eppure ci sono ancora otto corse!” Esclama perplessa.

“Avranno modificato il modello. – Ipotizza Andrea senza crederci – Da quand’è che l’hai?”

“Saranno tre anni.” Risponde lei con dubbiosa ferocia.

L’agitazione per il timore di venirne fuori “cornuti e mazziati” non si calma del tutto nonostante la sovrana consapevolezza dei passeggeri senza titolo di essere più che in regola, ma per fortuna non salgono ronde e così, salvandoli da un possibile abuso, la fine del viaggio giunge più gradita che mai.

Comunque, la scadenza dell’abbonamento rimane un mistero che Lucia deve chiarire, e come sarebbe andata in caso di un controllo è una domanda che stuzzica la curiosità di entrambi, perciò, dopo gli acquisti, il cieco e la sua guida vanno a chiedere informazioni nell’ufficio Tper di Via Lame.

La coda è breve e per fortuna le mansioni dell’addetta sono meno specializzate che all’ufficio contrassegni.

Al banco, una ragazzina disponibile ed attenta informa che l’abbonamento di Lucia è scaduto proprio quel giorno, che in caso di malfunzionamento degli apparecchi a bordo occorre avvisare l’autista, che il city pass è valido e che se la macchinetta l’avesse obliterato si sarebbe potuto chiedere il rimborso del biglietto perso sporgendo regolare domanda allo sportello su appositi moduli.

“Meno male che non ha funzionato!” Commenta Andrea, rabbrividendo al pensiero di tutto quel traffico per un Euro e mezzo.

Quanto alla mediazione dell’autista, la questione s’è risolta da sola, quindi sarebbe un’inutile perdita di tempo approfondire il senso della sua risposta.

Sono appena usciti, che ad Andrea viene in mente di chiedere la scadenza anche del proprio abbonamento, inoltre non è ancora sicuro se con la disabilità abbia diritto a qualche sconto, visto che l’accertamento è recente, perciò vuole sincerarsene: per telefono gli hanno detto di no, ma non si sa mai, considerata l’incomprensibile spiegazione avuta.

Rifatta educatamente la coda, questa volta incocciano in un impiegato sui cinquant’anni con un vistoso orecchino, cui piace proiettarsi come un missile dal banco agli schedari e ritorno sulla poltroncina a rotelle.

L’abbonamento scade fra più di un mese, e per degli sconti bisogna venire qui col verbale d’invalidità… Non importa che l’abbiano già archiviato all’ufficio contrassegni: si deve portare l’originale anche a lui.

“Va bene, ma intanto mi dica chi ha diritto a cosa, così magari mi risparmio un giro inutile.” Ribatte Andrea.

“Deve vederci meno di un decimo.”

“Ah! Allora non è vero che non mi spetta!” Esclama il disabile.

“Perché, lei quanto ha?”

“Un ventesimo.”

“Allora vede che ha torto? Qui c’è scritto meno di un decimo: un ventesimo è di più.”

Lucia scoppia a ridere, Andrea sgrana gli occhi.

“Mi prende in giro?” Domanda.

“No: venti è di più di dieci.”

Ipovedente ed Angelo Custode trattengono a stento i legittimi improperi.

“Ma cosa dice? – Domanda lui – Guardi che un ventesimo è meno di un decimo proprio perché venti è più di dieci… Lo chieda alla signora se non crede a me: lei insegna matematica all’università.”

“Ma certo, diamine! – Sbotta Lucia – E lui non gliel’ha detto, ma è un ingegnere: si può fidare ad occhi chiusi.”

“Che è come dire… ciecamente.” Chiosa Andrea, sarcastico.

La parata di titoli disorienta per un momento l’ex ragazzo con l’orecchino, che per qualche momento oscilla avanti e indietro sulla sua poltroncina a rotelle con l’aria meditabonda. Come sempre, però, l’ignoranza si esalta ignorando sé stessa anche davanti allo specchio, sicché infine quello sentenzia impassibile: “Comunque non le viene niente.”

L’ingegnere capisce che è inutile discutere, perciò lo prende alle spalle.

“Ma se avessi meno di un decimo quanto dovrei pagare?” Domanda sibillino.

“Ottanta Euro.” Fa il pitagorico.

“Ah, però!” Si meravigliano ridendo nervosamente gli inesperti utenti  sulle tracce dei loro diritti.

Non sarebbe il caso di aprire la pratica con ‘sto John Nash targato Tper nemmeno avendo il verbale in tasca, ma prima di andarsene, Andrea non rinuncia a dispensare all’uomo il consiglio che vorrebbe gridare all’Italia intera: “Studi le frazioni caro signore, se no lei non può fare questo lavoro.”

Durante la passeggiata verso la linea del ritorno attraverso il centro pedonalizzato, il sarcasmo si mescola all’amarezza per l’inevitabilità del disastro in cui versa il Bel Paese: “…perché l’istruzione di quel tizio non è un’eccezione, ma quasi la norma!” Da insegnanti quali entrambi sono o son stati, loro lo sanno fin troppo bene.

Alla fermata dell’autobus, ipovedente ed Angelo Custode hanno ormai un bisogno piuttosto insistente, perciò decidono di soddisfarlo prima di prendere il mezzo e si avviano verso la fermata successiva in cerca di un esercizio pubblico lungo il cammino.

Quello che sembrava un bar si rivela uno spaccio di kebab dove per conceder l’uso dei servizi igienici il cassiere magrebino pretende che facciano un po’ di spesa.

L’idea non li sfiora neppure, dato che quel sapore tanto speziato a loro non piace, e per giunta sono già impacciati dagli acquisti, perciò Andrea e Lucia passano oltre, ma anche il bar più vicino è gestito da persone di aspetto mediorientale che danno la chiave solo ai clienti.

Indispettiti da quella che par loro la violazione di un diritto, i nostri amici rinunciano di nuovo anche se – dopo i bisogni e per educazione, ma non per obbligo – un analcolico lo prenderebbero volentieri.

Al terzo locale “pubblico”, la barista cinese dichiara: “Il bagno non c’è!”

“Ma non è obbligatorio?” Sbotta Andrea, irritato.

“Noi abbiamo una licenza vecchia senza obbligo del bagno.” Lo tacita la pronipote di Mao Dze Dong.

Frustrati, il gatto e la volpe raggiungono la fermata senza incontrare altri locali pubblici, e così prendono l’autobus rassegnandosi a tenerla fino a casa.

“Macché Alma Mater Studiorum! – Sbotta lui fra il serio ed il faceto appena seduto – Macché Culla del Sapere, tanto ospitale da aver inventato i portici per dare un tetto agli studenti sotto il cielo di ogni umore! QUESTO È IL PAESE DEI BALOCCHI!!!” Conclude poi, in crescendo.

Lucia gli fa una carezza di approvazione. Sa che a volte si diventa un po’ irritabili, mentre si sta perdendo inesorabilmente la vista, ma in questo caso Andrea ha ragione da vendere.

“Allora vedi che ha ragione Remo, a dire che noi due assomigliamo al gatto e alla volpe?” Lo asseconda con un sorriso.

“SPERIMENTAZIONI DI CELLULE STAMINALI NELLE DEGENERAZIONI RETINICHE”

Quando all’ospedale mi dissero che l’arteriopatia degli arti inferiori di mio padre era giunta allo stadio in cui dovevano amputargli una gamba, mi ricordai che sette anni prima, all’inizio della malattia, io avevo scoperto in internet che all’ospedale Monzino di Milano stavano sviluppando una terapia genica per curarla.

Telefonai allora a Milano per sapere a che punto erano, e mi consigliarono di mandargli il vecchio su richiesta dell’ospedale, perché potevano aiutarlo, per giunta a carico del Servizio Sanitario Nazionale.                                                                                                                              Qui tentarono di farmi credere che vaneggiavo poiché loro non ne avevano nemmeno sentito parlare, ma io li costrinsi a telefonare al Monzino davanti a me, e così la gamba di mio padre fu salva.

Voglio dire che in Italia i dottori sono così occupati con il loro tran tran, che spesso non hanno tempo di indagare su cosa accade al mondo nel loro stesso campo, perciò se uno ha dei problemi di frontiera della medicina deve scoprire da solo se ci può fare qualcosa e dove, ed è per questo motivo che, seguendo da tempo la ricerca sulle degenerazioni della retina, ho pensato di fare cosa gradita a chi può interessare compilando al riguardo la tabella riassuntiva che segue.

Le informazioni sono tratte dai siti delle aziende coinvolte e da clinicaltrials.gov; presto segurranno alcune mie considerazioni conclusive su cui sollecito fin da ora il dibattito, in particolare da parte degli oculisti e degli altri addetti ai lavori che le leggeranno.

 

SPERIMENTAZIONI DI CELLULE STAMINALI NELLE DEGENERAZIONI RETINICHE
AZIENDA/CENTRO CELLULE/TESSUTI MALATTIE INTERVENTO

FASE  In-Fin

LUOGO
UCL, Mo orlields Eye Hospital, Università di Sheffield “Toppe” di RPE coltivate da staminali embrionali AMD secca ed essudativa, altre Innesto sottoretinico  I    2015 Londra
UCL, Moorlields Eye Hospital “Toppe” di RPE, cellule ematiche, vascolari e nervose derivate da IPS AMD secca ed essudativa, altre Innesto sottoretinico     II   2016 Londra
Astellas (ex ACT adesso Ocata) Cellule di RPE derivate da staminali embrionali umane SMD Trapianto sottoretinico  I –  II 2011 2015 Edimburgo, Londra, Newcastle, Los Angeles, Miami
Astellas (ex ACT adesso Ocata) Cellule di RPE derivate da staminali embrionali umane AMD secca Iniezione sottoretinica   I – II 2011 2015 Los Angeles, Miami, Boston, Philadelphia
Cell Cure Neurosciences Ltd OpRegen: cellule di RPE derivate da staminali embrionali umane, in soluzione oftalmica GA Trapianto sottoretinico I – IIa 2015 2017 Gerusalemme
jCyte hRPC RP Iniezione intravitreale ?   2015   2016 Los Angeles, Irvine (CA)
ReNeuron hRPC RP Impianto sottoretinico con vitrectomia I – II   2015   2017 Boston
Stem Cell Inc. hCNS-SC GA Trapianto sottoretinico  I – II  2012  2015 Los Angeles, Palo Alto (CA), New York

 

LEGENDA                                                                                                                                     In-Fin           : Inizio-Fine                                                                                                  UCL               :University College London                                                                     RPE               :Epitelio Retinico Pigmentato                                                               AMD            :Degenerazione Maculare Senile                                                         GA                 :Geographic Atrophy (forma avanzata di AMD secca)         SMD             :Distrofia Maculare di Stargart                                                              MD               :Degenerazione Maculare                                                                        hRPC           :Progenitori Retinici umani                                                                      RP                 :Retinite Pigmentosa                                                                                    IPS                :Staminali Pluripotenti indotte                                                              hCNS-SC  :Cellule Staminali umane del Sistema Nervoso Centrale

 

 

TRASPORTI EMILIA ROMAGNA, LETTERA AL PRESIDENTE

TRASPORTI EMILIA ROMAGNA, LETTERA AL PRESIDENTE

 Spett. T>per

c.a. Giuseppina Gualtieri

Gentile Presidente,

con riferimento alla sua missiva avente ad oggetto: “Rinnovo Abbonamento”, comunico che grazie all’obliterazione obbligatoria anche per le tessere annuali che vi annuncia, sto meditando se sia ancora il caso di rinnovare la mia.

Come per la maggior parte degli utenti, infatti, anche per me la validazione obbligatoria di tutti i percorsi comporta disagi molto fastidiosi, che riducono quasi a zero la convenienza dell’abbonamento.

 Chi ha handicap visivi fatica ad individuare la macchinetta obliteratrice e/o ad effettuare correttamente la convalida.

Chi ha inabilità motorie vede svanire le possibilità di sedersi, in quanto non può più scavalcare la fila, ed anzi è costretto ad accodarsi inevitabilmente in ultima posizione a causa delle proprie difficoltà.

Tutti devono moltiplicare le manovre con tasche e portafogli per estrarre e riporre la tessera, moltiplicando il rischio di smarrimento dell’una e degli altri.

Le medesime manovre espongono molto di più al rischio di taccheggio, soprattutto chi è meno attento, come gli anziani.

Per la stessa incolpevole ragione, poi, fra una corsa e l’altra queste persone dimenticheranno spesso di adempiere all’obbligo, risultando così esposte al rischio di sanzioni tanto frequenti ed ingiuste, quanto odiose.

Inoltre, a causa del pesante ostacolo al flusso dei passeggeri che così si instaura, si rallenterà persino la velocità commerciale del mezzo.

Infine, c’è chi obietta che l’obbligo sia addirittura contro la legge per violazione della privacy, vanificando anche la possibilità di utilizzare le rilevazioni a scopi statistici.

 Concludendo, la geniale trovata dell’obbligo di obliterazione anche per gli abbonamenti, introdotta “per il miglioramento del servizio”, lo peggiora invece gravemente, anche tenendo conto della vera ragione che forse l’ha suggerita: il cospicuo incremento di incassi per multe ingiustificate all’innumerevole esercito di pensionati sonnacchiosi che del bus non possono proprio fare a meno.

 Cordiali saluti

 Fernando De Benedictis

Teoria Assiomatica della Metafisica Evoluzionistica

Teoria Assiomatica della Metafisica Evoluzionistica

“Teoria assiomatica della metafisica evoluzionistica?”……  Cazzo!!! Viene il mal di mare solo a leggere il titolo.

Vabbe’, proviamoci lo stesso.

I° POSTULATO: “Un giorno l’Umanità  sarà in grado di navigare fra le stelle e le galassie”

Dunque, partiamo da qui, dal fatto che noi umani in giro fra le stelle non ci sappiamo ancora andare, ma prima o poi ci riusciremo, come siamo riusciti a volare, ad inabissarci nelle profondità del mare e magari, fra un po’, con qualche altro progresso della biologia, a vivere a tempo indeterminato.

 Naturalmente uscire dal sistema solare sarà una conquista difficile, perché per andare avanti e indietro fra una stella e l’altra, in tempi compatibili con la durata della vita, bisognerebbe muoversi a velocità assai superiori a quella della luce, e questo è un bel problema.

Per comprenderlo, basti pensare che la stella più vicina si trova a 4 anni luce da qui, e le altre a decine, centinaia, migliaia, milioni e miliardi di anni luce. Questo significa che la luce, alla velocità di 300000 chilometri al secondo, impiega 4, o rispettivamente decine, centinaia, migliaia, milioni e miliardi di anni per coprire queste distanze, e pertanto che noi non siamo ancora in grado di percorrerle, almeno per ora.

La velocità della luce, infatti, è una soglia assai complicata, perché tanto per dirne una, man mano che ci si avvicina il tempo a bordo dell’astronave scorre sempre più lento, fino a fermarsi del tutto quando si raggiunge, mentre a casa il suo ritmo rimane sempre lo stesso. In conseguenza di ciò, al ritorno da un fine settimana a quella velocità su Alfa Centauri (4 anni luce) noi saremmo invecchiati di un paio di giorni, ma nostra moglie di 8 anni, e dopo alcuni week end, i giovani astronauti potrebbero dover accudire all’ospizio dei figli ormai canuti e incartapecoriti.

 Andare più veloci è ancora più difficile, tanto che la Hack, Pacini e Piero Angela sostengono che sia impossibile.

In realtà, le equazioni universalmente accettate della fisica non lo escludono affatto, a condizione di accettare di compiere il viaggio immersi in una realtà di sapore onirico,  una sorta di iperuranio a-causale ed incontrollabile, dove la nostra stessa ciccia, la materia di cui siamo fatti, dovrebbe avere proprietà tanto sconosciute da doversi misurare con i numeri immaginari, che sono una bella invenzione matematica, ma di significato fisico, se esistente, ahimè ancora oscuro.

 Le massime velocità accessibili alla nostra attuale tecnologia di navigazione inerziale sono dell’ordine di qualche centomila chilometri l’ora, ossia qualche migliaio di volte inferiori alla velocità della luce, e a questo passo, un viaggio fino alla stella più vicina richiederebbe delle ferie di circa 30000 anni, pertanto è evidente che, a meno di scoperte rivoluzionarie, non possiamo ancora pianificarlo.  Non è un problema tecnologico, è un problema scientifico, ma se con il progresso siamo riusciti a passare dai segnali di fumo alla televisione, io credo che prima o poi lo risolveremo.

 II° POSTULATO: “Nell’universo la vita è la regola, non l’eccezione” 

 Un’altra cosa di cui sono convinto al punto che per me ha il sapore di un assioma, è che nell’universo la vita sia la regola anziché l’eccezione, il che porta ad immaginarlo popolato da un’infinità (cosa molto diversa da: “infinite”) di specie viventi diversissime le une dalle altre.

Ora, poiché il progresso è un processo evolutivo, e in quanto principio scientifico l’evoluzione dovrebbe avere validità universale, ne consegue che il creato dovrebbe pullulare degli esseri più svariati, ai più svariati stadi di sviluppo: da quelli molto antecedenti il nostro, a quelli assai più avanzati, capaci di navigare fra le galassie e chissà di che altro.

Naturalmente è difficile immaginare una civiltà assai più avanzata di quella in cui siamo nati e viviamo, sia in considerazione del fatto che la scienza è già molto progredita e sempre più veloce quaggiù, sia soprattutto delle prospettive conseguenti in campo biologico: che senso avrebbe, infatti, il mondo intero così come lo conosciamo, per un’umanità immortale o anche solo emortale?

LA TEORIA DELLA METAFISICA EVOLUZIONISTICA

Se l’universo fosse infinito, dai due postulati precedenti conseguirebbe necessariamente che esso ospita infinite stirpi in grado di navigare fra stelle e galassie, e quindi il fatto che la terra sia da molto tempo nei rispettivi cataloghi turistici sarebbe un teorema.

Siccome però all’attuale livello di conoscenza non possiamo sapere nulla riguardo ad oggetti più lontani di una quindicina di miliardi di anni luce, al cui interno sta un universo finito, queste affermazioni possono aspirare solo al rango di teorie. 

Tuttavia, ci sono cento miliardi di stelle solo nella nostra galassia, e a loro volta pure le galassie si contano a miliardi, quindi anche solo l’universuccio alla portata dei nostri telescopi offre un tale numero di possibilità alla teoria, da renderla a mio avviso assai più attendibile statisticamente del più ritardatario dei numeri ritardatari al gioco del lotto, e noi sappiamo bene che benché ad ogni estrazione le probabilità di uscita siano sempre le stesse, alla fine i ritardatari sono sempre usciti. 

 Dunque, la probabilità che gli alieni esistano è quasi una certezza, e che siano arrivati fin qui è inferiore solo di poco, perciò cercarli seriamente è doveroso, anche in mezzo a noi.

 La domanda di Fermi: “Ma allora, perché non si vedono?”

 Io non lo so, né so di preciso a quando risalgano le prime tracce di vita sulla terra.

Sta di fatto che il nostro pianeta ha sui 3-4 miliardi di anni, e l’universo un po’ meno di una quindicina. Il ramo evolutivo di tipo ominide ha cominciato a differenziarsi dall’albero genealogico delle scimmie antropomorfe sui 6 milioni di anni fa, l’uomo di Neanderthal s’aggirava per l’Europa circa centomila anni orsono, il Cro Magnon trentamila, la scrittura avrà sì e no cinquemila anni, la radio 100, la televisione 60, internet 37, la pecora Dolly 9… 

A quando la resurrezione dei mammouth?

Secondo alcuni fra non molto, ma allora che ci sarà fra cento, duecento o più anni? Ovvero: di cosa sono capaci, che proprietà hanno gli esseri che a quel livello sono già arrivati?

E che ce ne siano tanti, di varia provenienza,  è assai probabile sia per quanto già visto, sia in considerazione del fatto che sulle scale temporali accennate un divario di civiltà di alcune migliaia di anni è una bazzecola.

Per convincersene non c’è bisogno di andare tanto lontano.  In questo preciso istante, è in atto un gigantesco trasferimento tecnologico sulla terra stessa, fra società umane separate in origine da millenni di progresso, se è vero, come è vero, che ancora il secolo scorso alcune di esse non conoscevano ancora né la scrittura né la ruota, e usavano utensili di pietra scheggiata, cioè che vivevano a tutti gli effetti nel paleolitico, nonostante il resto del mondo fosse ormai prossimo a sbarcare sulla luna.

Certo è che bisogna avere l’umiltà di riconoscere che se degli alieni più avanzati di noi di quanto basta per navigare fra le stelle non volessero mostrarsi, questo non sarebbe un problema per loro.

Quindi, siccome non abbiamo ancora prove della loro presenza, significa che se sono qui non vogliono rivelarsi, e se sono addirittura di provenienze diverse, si sono anche accordati in questo senso.

Ma perché?

Boh! Le ipotesi sono tante, più o meno verosimili, ai miei occhi tanto meno quanto più si rifanno ai modelli socioculturali umani, cioè propri di una specie per definizione assai più arretrata di quelle sotto indagine.

Tuttavia, un modello interpretativo coerente con tutti i dati, le conoscenze e le sapienze disponibili è possibile e, lo dico a malincuore sapendo di suscitare un vespaio, riconduce alle verità rivelate in modo assai più congruente di qualsiasi professione di fede a priori, a favore o contro che sia.

Intanto bisogna dire che, per questi esseri, l’esperienza esistenziale deve essere per forza qualcosa di assolutamente “altro” dalla nostra.

Se anche fosse partita dalla stessa base biologica, infatti, ormai la loro vita sarà immortale o almeno emortale, allora essi avranno cessato di moltiplicarsi, e se pure ancora si riproducono, lo fanno in una dimensione magari localizzata, ma necessariamente infinita, ossia metafisica… 

Ahiahiahi!!! Lo so che ora comincerà il lancio di pietre, ma francamente, questo mi sembra l’unico esito possibile di un’evoluzione che abbia portato all’immortalità. Anche perché non ci vedo proprio niente di strano nemmeno nella prospettiva più tenacemente materialista.

Per quanto ne sappiamo, infatti, l’essere è fatto di energia, di cui la materia è solo uno stato, quindi una qualche intuizione della personalità in termini metafisici, ancorché verosimile è del tutto naturale, solo che si riconosca alla pura energia la possibilità di organizzarsi in forme pensanti, capaci di interagire con la materia.  

In quest’ottica, tutto si ricompone: scienza e religione non hanno più bisogno di farsi la guerra.

Se ciò che è necessario per superare la velocità della luce è la massa immaginaria (che strana coincidenza il nome di questa classe di numeri, vero?), che durante il viaggio ci farebbe sprofondare in una realtà onirica, magari è proprio in questa dimensione psichica che si deve ricercare il significato del termine stesso e la possibilità di trattare il concetto operativamente.

Del resto, la realtà di questo stato cosiddetto “alterato” di coscienza non è minore di quella dello stato ordinario, visto che spesso per il senziente è del tutto indistinguibile.

Ma chi ha accesso volontario ad una dimensione metafisica dà conto senza contraddizioni non solo di tutte le verità rivelate, ma anche dei fenomeni parapsicologici (e a mio avviso ce ne sono) oggettivamente inspiegabili, ovviando all’apparente violazione del principio di causalità, e quindi alla non ripetibilità degli esperimenti, con l’azione di volontà occulte capaci di condizionarli a piacimento, del tutto legittime anche sul piano scientifico.

E che dire se entità siffatte si servissero più o meno amichevolmente dei sensi e delle altre proprietà biologiche di esseri  semplici come noi per indagare ed operare nel mondo? Avremmo a che fare con individui transpersonali, fatti di persone come noi siamo fatti di cellule, ognuna delle quali è un essere vivente a sé stante, estesi magari sull’intero pianeta, in aggregazioni perlopiù instabili, simili a fluidi di umanità in permanente turbolenza di mescolamento.

Non avrebbero un  senso più  comprensibile, in questo modo, certi comportamenti collettivi altrimenti inspiegabili, come le grandi conquiste o le guerre insensate?

Per un gruppo di una decina appena di amici è quasi impossibile riuscire a mettersi d’accordo sul film  da andare a vedere prima dell’ultimo spettacolo, eppure milioni di uomini si sono mossi all’unisono per andare sulla luna, e alla fine l’hanno fatto, e viceversa, nei flutti in tempesta dell’odio etnico o religioso si sono scannati come maiali mariti e mogli, padri e figli. 

 Gli alieni in questione non sarebbero potuti apparire che come angeli o dei, agli occhi di quei nostri avi cui si fossero palesati per qualche motivo, ma probabilmente anche ai nostri, e senza che ciò alteri in alcun modo l’idea di Dio. Chi non ci crede potrà perseverare senza contraddizioni nell’ateismo anche accettando la particolare visione evoluzionistica di queste righe, e chi invece ha fede in un Essere supremo non la perderà certo ammettendo fra noi e Lui schiere infinite di creature intermedie, anzi: la personificazione su scala cosmica della lotta perenne fra il bene e il male assumerebbe connotati più comprensibili, e la vittoria finale del bene maggiore certezza.

 “Ogni volta che due di voi si riuniranno nel mio nome, io sarò lì”, disse Colui che ha vinto il principe del mondo, la Vite che riunisce in sé i tralci di tutta l’umanità, il figlio dell’Uomo che nell’eternità ha sconfitto la morte, e con il progresso porterà la vittoria nel tempo.

Saluti a tutti

 Fernando  De Benedictis.

 

HOW IS IT THAT I HAVEN’T YET HEARD OF IT? (Combined photovoltaic-hydrogen fed thermoelectric power plant)

The sun sends on Earth such a big amount of energy, that even a minimal part of it could be sufficient to solve all mankind’s problems of power.

Unluckily, the star has the lack of shining when it is not needed, that is in day-time and in summer, when it’s bright and warm, and of being absent in dark and cold time, when it would be much more useful; moreover, convenient means for storing its energy in useful quantity do not exist, therefore the photovoltaic power found a very hard start.

It goes better since when it’s possible transferring in the electrical net the energy collected in excess with respect to the need, but even so, a huge conventional production is also required, for feeding the net in the absence of sun, therefore giving up with oil thanks it, was still utopia until little ago.

For some time, however, it has been available a device which changes things radically, so I foresee that within few lustrums all the fixed thermoelectric power plants will be substituted by the new solar plants which this device makes possible, with a decrease of the oil consumption of at least 50% worldwide.

The idea is so simple, that I wonder I did not yet hear debating it around, therefore I start myself, in case really nobody has yet conceived it,  with the hope that at least the most combative greens will support it.

The device which could allow changing the face of Earth is the endothermic piston engine running on hydrogen, that in truth was developed for auto drive, and perhaps is just the legitimate scepticism about this use that prevents from conceiving others, much more useful and probable.

Hydrogen, in fact, is a gas so light and hard to be liquefied, that for storing the equivalent of 100 litres of gasoline in an auto tank, there is need of an enormous pressure and/or a much lower temperature than that of the most icy Antarctic frost; conditions, these, so hard to be realized economically and safely in an automobile, that personally I wouldn’t bet even 10 cents on the commercial success of this engine in the automotive field.

In a fixed plant, however, the problem of size of a car does not arise, nor does, therefore, that of compressing and cooling down the hydrogen.  In fact, if for the said equivalent of 100 litres of gasoline there is need, at “normal” pressure and temperature, of a 100 cubic metres tank (for instance: a cube with sides few longer than 4.5 metres), building it is not a technical problem, nor economic.

It may then be conceived as follows a photovoltaic plant sized upon the power of the hydrogen-engine.  It consists of the engine itself that, coupled to a generator, will produce current during night, of a tank capacious enough to feed the engine while the sun is absent, of a plant producing hydrogen for the night, and of as many photovoltaic collectors as needed for producing the electricity equal to the sum of the external, diurnal demand and of that for separating hydrogen from water.

So, the few thermoelectric plants currently running, gigantic and polluting, will be substituted by a myriad of photovoltaic-self fed thermoelectric plants, small, very clean, and with no greenhouse effect.

Initially, the kilowatt-hour’s cost could increase a bit, but the savings on the fuel and the rapid descent of the plant’s costs with increasing production would let it diminish briefly… Besides, shan’t we consider the satisfaction of backing out of the oil blackmail, of resetting the greenhouse effect, and of having clean air everywhere?

About innovation everybody is always spouting off… let’s see. The European Union allocates a lot of money for realizing it concretely.

MA COM’È CHE NON NE HO ANCORA SENTITO PARLARE?(Centrale combinata fotovoltaico-termica a idrogeno)

MA COM’È CHE NON NE HO ANCORA SENTITO PARLARE?

(Centrale combinata fotovoltaico-termica a idrogeno).

 Il sole ci invia tanta di quell’energia, che anche una minima quantità di essa basterebbe a risolvere per sempre tutti i problemi energetici dell’umanità.

Purtroppo l’astro ha il difetto di “esserci quando non serve”, cioè di giorno e d’estate, quando c’è luce e fa caldo, e di “non esserci quando è buio e fa freddo”, che farebbe comodo molto di più; per giunta non esistono mezzi pratici per immagazzinarne l’energia in misura utile, perciò l’avvio del fotovoltaico ha stentato molto.

Va meglio da quando c’è la possibilità di riversare nella rete elettrica l’energia raccolta in esubero rispetto al bisogno, ma anche in questo caso occorre pur sempre una forte produzione convenzionale per alimentare la rete stessa quando il sole non c’è, di conseguenza l’abbandono del petrolio grazie al sole, fino a poco tempo fa era ancora un’utopia.

Da qualche tempo, però, esiste un oggetto che cambia radicalmente le cose, per cui mi aspetto che entro pochi lustri tutte le installazioni fisse di potenza termica siano sostituite dalla nuova centrale solare che questo oggetto rende possibile, con un abbattimento del 50% almeno dei consumi petroliferi mondiali.

L’idea è tanto semplice, che mi meraviglia non averla ancora sentita dibattere in giro, perciò comincio io, nel caso davvero non ci abbia ancora pensato nessuno, con la speranza che se ne facciano portabandiera almeno i verdi più combattivi.

L’oggetto che potrebbe consentire di cambiare la faccia della terra è il motore endotermico a idrogeno, che per la verità è stato sviluppato per la trazione automobilistica, e forse è proprio il fondato scetticismo che circonda questo impiego, ad impedire di comprenderne altri assai più utili e verosimili.

L’idrogeno, infatti, è un gas talmente leggero e difficile da liquefare, che per immagazzinarne l’equivalente di 100 litri di benzina in un serbatoio da autovettura occorrono pressioni enormi e/o temperature di gran lunga più basse del più rigido gelo antartico, condizioni tanto difficili da realizzare economicamente ed in sicurezza in un’automobile, che personalmente non scommetterei nemmeno 10 centesimi sul successo commerciale di questo motore in campo automobilistico.

In un impianto fisso, però, il problema di spazio di una vettura non si pone, quindi nemmeno quello di comprimere e raffreddare l’idrogeno. Infatti, se per quel famoso equivalente di 100 litri di benzina occorre, a pressione e temperatura normali,  un serbatoio da 100 metri cubi (per rendere l’idea, un cubo di poco più di 4 metri e mezzo di lato), realizzarlo non è un problema né tecnico né economico.

Si può allora concepire come segue una centrale fotovoltaica dimensionata in base alla potenza del motore a idrogeno. Essa è costituita dal motore stesso che, accoppiato ad un generatore, fornisca  elettricità nel  funzionamento notturno, da un serbatoio della capacità sufficiente ad alimentare il motore durante l’assenza del sole, da un impianto per la produzione dell’idrogeno per la notte, e da tanti pannelli solari quanti ne occorrono per una produzione di elettricità pari alla somma della richiesta diurna esterna e di quella per  separare l’idrogeno dall’acqua.

Così, le poche centrali termoelettriche attuali, enormi ed inquinanti, verrebbero rimpiazzate da una miriade di impianti fotovoltaici a ciclo integrale, piccoli, pulitissimi e ad effetto serra nullo.

Inizialmente, il costo del chilowattora potrebbe lievitare un po’, ma i risparmi sul combustibile e la rapida discesa dei costi d’impianto all’aumentare della produzione lo farebbero rientrare in breve… E poi dove la mettiamo la soddisfazione di sottrarci al ricatto petrolifero, di azzerare l’effetto serra, e di avere l’aria pulita dovunque?

 Con l’innovazione si riempiono la bocca tutti… vediamo un po’, l’Unione Europea stanzia un sacco di soldi per realizzarla davvero.

Ciao mondo!!

 

PRESENTAZIONE

 

Lasciate che mi presenti: ci si conosce così poco, in realtà…

Sono ingegnere, con profonde esperienze nei campi dell’energia, della ricerca ed innovazione, delle nuove tecnologie, dell’istruzione, della cultura, della solidarietà e… lo dico sommessamente, mi piace anche scrivere.

Sembra velleitario, ma è tutto “merito” del tempo che già mi ha condotto pure in pensione, sebbene le nuove regole protestino che dovrei aspettare ancora un po’.

 Gli obblighi, spesso fittizi, che riempiono il tran tran delle giornate di lavoro ordinarie non mi mancano affatto, però ho ancora tanta voglia di fare… in un ruolo diverso, naturalmente.

Intendo dire che, grazie alle esperienze dette, in quei campi potrei dare un contributo di più alto livello al progresso civile e materiale del mio paese, e l’idea mi seduce.

 Sul piano delle opinioni, sono convinto che la crisi in cui si dibatte l’Italia, forse di identità quanto economica, e comunque a forte compenetrazione dei due aspetti, abbia cause remote che occorre sanare alle radici, e che il principale rimedio sia il ritorno ad alcuni valori fondamentali.

Rettitudine, sobrietà, competenza, autorevolezza e rispetto vengono in mente per primi, ma, come gli altri a seguire, sono anch’essi fragili castelli di carte, senza coerenza fra verità, propositi ed azione, perciò è questa la madre di tutte le virtù.  

 Non si tratta di una banalità: se innalzare il livello socio-culturale della popolazione è un intento lodevole, fu pura demagogia additarne l’unico ostacolo nella selezione scolastica, e azzerarla senza alternative per simulare il risultato fu un grave scollamento della verità da propositi ed azione.

Dopo quarantacinque anni in questo modo, oggi siamo indietro in tutte le graduatorie internazionali, abbiamo perso competitività in ogni campo, e l’illusione è divenuta dramma nel divario incolmabile fra aspirazioni individuali e realtà sociale.

Analogamente, è un falso che le energie pulite possano sostituire integralmente le convenzionali, e tanto più che ciò possa avvenire senza sacrifici; al contrario, l’incremento di spesa è tanto più rilevante quanto più fievoli sono le sorgenti alternative, di conseguenza, impiegarle è doveroso, ma farlo oltre i limiti delle loro potenzialità, addebitandone il costo al consumo, è di nuovo incongruenza di fatti, intenti e mezzi, se sviluppo ed ambiente sono obiettivi primari entrambi.

Per questo, sui prodotti italiani grava un balzello energetico del trenta per cento in più, rispetto alla concorrenza straniera.

Quanto ai danni prodotti dall’inadempimento dei buoni propositi nel campo della ricerca ed innovazione, ne riporta un esempio chiarissimo l’articolo di Aeronautica e Difesa su un Drone del 1991, al collegamento web seguente:

http://www.karibuni.it/deben/CURRICULUM/Aeronautica%20e%20Difesa%2008%2009%2095.pdf

 Non insisto con gli esempi, ma essendo testimone diretto degli effetti sciagurati dei falsi ideali e delle contraddizioni fra dire e fare, sulle possibilità di realizzazione personali e collettive che sostanziano una società sana, sento lo stesso bisogno di verità e congruenza in tutti i percorsi della vita dai diritti alle istituzioni, siano esse scuola ed università per il diritto ad istruzione e cultura, ricerca, innovazione e tecnologia per il diritto al lavoro, o la solidarietà per il diritto di amare.

Se potessi affermare le mie opinioni al servizio della comunità, è con tale guida che lo farei.

 Credo, quindi, che buona parte della classe politica attuale dovrebbe stare in galera, però evito di starnazzare come un’anitra ad ogni sentore di scandalo, poiché per onestà intellettuale non posso evitare la domanda: “… ma dove dovrei stare, io, se ne facessi parte?”

La forza tentatrice del potere, infatti, è grande, e difficile una risposta con la stessa onestà.

Tuttavia, questa è una posizione di comodo, da estraneo ai giochi quale sono sempre stato, mentre la gravità della situazione esige che chi ha qualcosa da dire si schieri.

Allora ripenso alla mia vita, mi guardo allo specchio, ne apro l’anta per controllare il contenuto dell’armadio, e finalmente rispondo: “Sì, fuori! Con tutte le mie forze fuori, anche se qualcuno mi pagasse il mutuo… a mia insaputa.”

 Ed eccomi qua.

Mi sono sempre riconosciuto in un progressismo liberale fautore di crescita nel rispetto della dignità, che oggi si colloca fra il centro-destra moderato e l’area “renziana”,  perciò non ho preclusioni rigide verso uno schieramento o l’altro, e se aderissi ad uno, sarebbe la fedeltà ad orientare le scelte in caso di dubbi minori.

Negli scontri di verità fondamentali prospettati all’inizio, come sui temi legati a famiglia, distribuzione delle risorse, diritti degl’indifesi, o al lavoro, rivendico invece libertà d’opinione, perché non serve a nulla cambiare bandiera ad ogni adunata, e in cambio di un impegno onesto nell’area di competenza, questa è una condizione accettabile, se alleata di ogni verità di parte è la sincerità.

 Bologna, 3 febbraio 2014

 Fernando  De Benedictis