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“Il professor Battista” presentato dall’Autore alla Biblioteca Malservisi di Bologna

RESOCONTO

Presentazione romanzo
Il professor Battista
di Fernando De Benedictis

Avvenuta Sabato 26 gennaio 2019, dalle ore 16
presso la Biblioteca Comunale Lame – Cesare Malservisi
Via Marco Polo, 21/13; Bologna

PROGRAMMA
1. Presentazioni e ringraziamenti
2. Lettura primo passo: “La marmitta ed il grembiule”
3. Sospensione per commenti e domande
4. Lettura secondo passo: “E il re degli Elfi quattro aule più in là”
5. Commenti e domande
6. Informazioni editoriali e per gli acquisti

RELATORI

FERNANDO (Fernando De Benedictis)
PAOLA (Giampaola Giovannini)

1. Presentazioni e ringraziamenti

FERNANDO

Buona sera.
Sono Fernando De Benedictis, ingegnere con l’hobby della scrittura da sempre, che con “Il professor Battista” è al suo terzo romanzo. A questi si affiancano un’antologia di racconti e un manuale di Kiswahili, perciò forse una dignitosa accoglienza nel mondo delle lettere me la sono ormai guadagnata sul campo.
Ad ogni modo, il mio vero obiettivo è ottenere l’investitura definitiva del pubblico, quindi comincerò la scalata al primo … “milione di copie” cercando di convincere almeno qualcuno di voi che Il professor Battista merita il tempo che gli si dedica, infatti è una storia appassionante in cui tutti si possono riconoscere, e ha già anche qualche riconoscimento importante di cui dirò alla fine.

Scherzi a parte, questoevento è un grandissimo credito di fiducia da parte sia dell’istituzione che ci ospita sia vostra, e siccome una fiducia così grande possono darla solo degli amici, i ringraziamenti sono ovviamente un dovere, ma soprattutto un piacere.
Allora li faccio anzitutto all’istituzione, perché la sua amicizia non ha alle spalle decenni di bisbocce, ma proprio la semplice lettura del libro, e pertanto ne è la migliore referenza.
Grazie dunque al Quartiere Navile e alla dott.sa Lucia Gasperoni, responsabile della biblioteca, che mi ha inserito nel suo calendario pur senza conoscere del sottoscritto che le pagine del libro.
Grazie alla cara amica Paola Giovannini, brillante giornalista del Carlino sempre impegnata in mille attività culturali, che è stata una delle prime lettrici del libro ed è qui per leggerne e commentarne alcuni passi.
Grazie a mia moglie che mi permette di essere qui, dato che io sono ipovedente ed ho bisogno di un accompagnatore per muovermi. Fortunatamente – si fa per dire – ho un minuscolo residuo visivo che su un monitor adeguato mi consente ancora di leggere, ma niente più, e anche se, come Stephen Hawking, cerco di non abbattermi per ciò che non posso più fare, ma di concentrarmi su ciò che ancora mi è possibile, senza Amalia questo incontro non lo sarebbe.
Grazie ai lettori sconosciuti, che con la loro passione senza pregiudizi confortano anche le aspirazioni letterarie più impensabili.
E grazie infine ai vecchi amici, la cui presenza mi dà un bel po’ del coraggio di cui ho bisogno per affrontare quest’impresa.

Ma veniamo al libro, “Il professor Battista”. Il titolo ne dà già un cenno, ma appena si scopre che il nome completo del professore in questione è Giovanni Battista, viene da pensare che ci sia un nesso con colui che battezzò Gesù.
Infatti la storia mostra che, come 2000 anni fa, anche nell’odierna società mediatica del “voi cosa ne pensate?” il pensiero conforme non è facoltativo, e in barba all’ipocrisia di una libertà di opinione che è solo nominale, chi osa lottare per qualcosa di diverso è destinato a passare un sacco di guai.

Il romanzo è, quindi, una vibrata denuncia di costume contro l’omologazione forzata.

Assolve questa “missione” raccontando le vicissitudini di un professore di scuola secondaria alle prese con una banda di bulli ed una ragazza altrettanto problematica, che nell’arco del triennio di specializzazione gli fanno vedere i sorci verdi con la complicità pavida e corrotta dell’intero sistema.

Con ciò, la promessa che tutti si possano riconoscere nella storia è mantenuta: infatti, chi non ha avuto, non ha, o non avrà a che fare in alcun modo con la scuola? Proprio nessuno.
E chi non si deve confrontare ogni giorno con l’imbarbarimento della società, che tanto tempo addietro se ne ammalò proprio nella scuola? Da quelle aule antiche, il contagio si estese alle generazioni successive, che poi sono diventate scuola a loro volta e società, rendendo il male pressoché incurabile, e adesso ci dobbiamo fare i conti tutti.

Dunque, sull’attualità della storia non ci sono dubbi, ma non basta: il lettore raffinato esige anche una scrittura trascinante, allora cedo la parola a Paola perché ci dica la sua opinione e poi dia voce anche al libro.
I brani che leggerà descrivono il primo giorno di lezione in due classi diverse della scuola in cui si svolgono i fatti.

2. Lettura primo passo: “La marmitta ed il grembiule”

PAOLA
Prima della lettura, Paola Giovannini ha premesso una sua bella presentazione dell’autore che non compare qui perché, essendo  estemporanea, non si dispone del testo.

La marmitta ed il grembiule

“Ciao, prufessò! Si ricomincia, eh?” Disse Mastroballante alle sue spalle. Lui si voltò sfogliando il testo del corso fra le mani.
“Ciao Mastro, ti sei saziato, di tarantelle, quest’estate?”
“Eccome no! – Esclamò l’altro con un saltello e una mezza riverenza – Tarantella, pizzica… di tutto. Pure ieri sera.”
Battista osservò l’insolita posa: “É il ballo di Pulcinella, la pizzica?” Domandò, con un interesse esagerato.
“Ma qua’ Pulcinella! Ci stanno un sacco di ragazze, dovresti venire pure tu qualche volta.”
“Sono sposato, Mastro, e pigro come un gatto, lo sai… – Rispose – Ma parliamo di cose serie piuttosto: allora quest’anno me la dai, una mano, o no?”
“Eeehhh, sì… te l’ho detto: mo che Cattani mi da una traccia…”
“Va bene, ma intanto vedi se riesci a farmi almeno il foglio elettronico, prima che finisca di nuovo l’anno… Guarda qua: sono appena una trentina di pagine; io inizio con la teoria per almeno quattro o cinque settimane, così hai tutto il tempo per dargli un’occhiata, poi tu fai due o tre lezioni su Excel dopo la prima verifica, in modo che io possa preparare i passi successivi con un po’ di respiro… Te la senti?”
Mastroballante scosse la testa a labbra strette, in un gesto di assenso che voleva mettere ben in chiaro il pesante sforzo dell’impegno, dopo di che si avviarono entrambi verso la terza B2.

La sentinella sull’uscio si precipitò in aula appena li vide svoltare intorno al pilastro delle scale, e subito, da dentro si levò un potente “chicchirichììììì!!!”, che, come la prima volta, risuonò beffardo in tutta la scuola.
Mastro abbozzò un risolino divertito, Battista si augurò che quell’imbecille non fosse toccato proprio a lui.
Giunto in aula, invece, si rese conto che la realtà era ben peggio, secondo il suo modo di vedere, infatti, li aveva tutti e tre gli incursori del collegio, e con la ragazza, il poker d’assi si chiudeva.
La fila davanti era semivuota. Nel banco proprio di fronte alla cattedra, lei, a gambe accavallate nell’inutile minigonna, esibiva lo Swarowsky nell’ombelico, e come non bastasse, metteva in bella mostra tutto ciò che, ai tempi del professore, il costume più audace avrebbe rimandato al sospirato mistero dell’intimità, mentre ora ammetteva il più morigerato – in nome dell’emancipazione – forse persino in chiesa.
Seguivano due file e mezza di volti maschili ancora sconosciuti che lo guardavano curiosi, e infine, annidati in fondo a sinistra, i tre del karatè o, se si preferisce, del chicchirichì.
Il più piccolo stava proprio nell’angolo, con un sorrisetto provocatorio, acquattato sul banco come per nascondersi meglio dietro a quelli intorno; il karateka, cupo in viso, lo copriva a sinistra con la sua stazza poderosa, e il terzo sedeva composto nella colonna accanto, vicino ad un ragazzo mai visto dall’espressione attenta.
I professori salutarono e si presentarono, poi Battista iniziò l’appello.
Giunto a Malomo, l’esperto di arti marziali si alzò, e accennando al compagno di banco, disse: “Sono io prof… Adesso che ci ha chiamato, possiamo uscire, io e Bazza?”
Nel sollevare lo sguardo dal registro, l’insegnante non poté evitare di scorrere dai tacchi ai capelli il quadro sensuale in primo piano davanti ai suoi occhi, e benché involontario, un brivido gli percorse la schiena.
Cercò il nome della ragazza nell’elenco, e, fra lo stupore generale, ordinò: “Naomi, vai a farti prestare un grembiule dalle bidelle.”
Lei parve trasecolare. “Ma… prof!!!” Protestò.
“Cosa c’è?”
“Scherza, vero?”
“Neanche per sogno, dico sul serio. Vai a farti dare un grembiule dalle bidelle e indossalo.”
“Ma non lo fa nessuno, prof! Non può mica costringermi lei a portare il grembiule!!!”
“No, ma a vestirti sì. Quando ci sono io, in classe vieni vestita, se no puoi stare anche nuda, però fuori; scegli tu.”
La ragazza pestò un piede con un gesto di stizza.
“Ma non è giusto! – Ribatté – Lei non può imporre come ci dobbiamo vestire… e se mi costringe, io vado a dirlo al preside.”
“Dillo a chi vuoi: ne hai diritto. Quanto a cosa sia giusto o no, avremo tempo di chiarirci meglio; intanto, però, qui comando io, signorina Fornaciari, perciò adesso piantala di fare storie, e vai.”
Lei fece per dire ancora qualcosa, ma poi obbedì di malumore, borbottando minacciose proteste senza preoccuparsi di non essere udita.
Terminato l’intermezzo, Malomo alzò la mano prima che Battista proseguisse l’appello dimenticandosi di lui, e allo sguardo interrogativo che ne seguì, fece di nuovo la sua richiesta: “Allora prof, adesso possiamo uscire, io e Bazza?”
Il professore scrutò lo sguardo buio del ragazzo, esibendo del suo un sorriso appena accennato.
“Siete siamesi voi due, che dovete uscire insieme?” Domandò.
“No prof, siamo Italiani, noi.”
Il sorrisetto di Battista si allargò in modo impercettibile; alcuni degli Italiani risero sarcasticamente.
“Intendevo dire ‘gemelli siamesi’: quelli che hanno qualche parte del corpo in comune, e devono fare tutto insieme perché non si possono staccare.”
“Ah, scusi, prof, ha ragione… Possiamo uscire, allora?”
“Non mi hai risposto… di che strana forma d’incontinenza sincronizzata soffrite, da dover andare a far pipì insieme, senza poter nemmeno aspettare l’appello della prima ora?”
“Ma no, prof, non è per andare in bagno.”
“E allora per cosa?”
“Maaahhh, ecco… Hanno rubato la marmitta di Bazza.”
“O bella, e quando, che siete appena entrati?”
“Ieri, prof.”
“Scusa, sai, ma mi devi spiegare, perché da solo non ci arrivo. Ieri hanno rubato la marmitta di Bazzagli, e oggi tu e lui volete uscire insieme… Per andare dove? A fare cosa? E poi cosa c’entri, tu, con la marmitta di Bazzagli?”
“Io e Bazza siamo amici da piccoli, prof.”
“Embe’?”
Malomo si volse un po’ a sinistra, verso il terzo elemento della compagnia del chicchirichì.
“Oggi Conte ha scoperto chi è stato.” Disse.
“Embe’?”
“É un balordo qui di San Lazzaro… uno che conosciamo e sappiamo dove trovarlo.”
“Non mi dire! E voi volete fare giustizia con una lezione indimenticabile, se ho capito bene, vero?”
Ritrovando di botto il sorriso ebete di poco prima, Bazzagli si strinse nelle spalle, allargando le braccia a palmi aperti come per dire: “Be’… è ovvio, no?”, ma fu di nuovo Malomo a parlare anche per lui.
“Beeehhh, sa com’è, prof…” Disse, accennando per la prima volta un mezzo risolino.
“Eh, sì… – convenne questi affettatamente – lo so. Ma il regolamento d’istituto dice che si esce uno solo per volta, che non si può prima della terza ora, e che non si lascia la scuola… Quello di stato invece, che si chiama legge, dice che la giustizia è affar suo, e le faide sono proibite, perciò rilassatevi. Anzi, adesso tu ti sposti lì, e tu, Bazza, dall’altra parte.” Così dicendo, indicò loro i banchi alle estremità della prima fila: Malomo a destra della cattedra, e il compare a sinistra.
Questi ritrovò d’incanto la voce. “No, prof! Da solo?” Gemette.
“Sì Bazzagli, ma se fa buio accendiamo la luce… te lo prometto.”
Malomo, invece, pretendeva il diritto all’apartheid: “No, prof, mi dispiace, ma io in mezzo ai Marocchini non ci vado.” Dichiarò.
“Come hai detto? – Ribatté Battista a muso duro – Senti, non vorrei sporcarti la ‘fedina’ dal primo giorno con una nota per intemperanze razziali, ma hai un modo solo per evitarlo: conformarti senza discutere oltre, e chiedere scusa per quello che hai detto.”
Malomo esitò, combattuto fra un impulso di rabbia e un barlume di buon senso, ma infine obbedì, e l’amico lo imitò subito dopo.

Al termine dell’appello, risultò che Bazzagli, Malomo e Conte erano ripetenti della terza liceo dell’anno prima, la ragazza proveniva anch’essa da una terza, ma di un’altra scuola, e il resto della classe era l’assortimento multietnico degli alunni di varie seconde che avevano scelto di proseguire con la meccanica.
Gli stranieri stavano perlopiù a destra, la maggior parte degli Italiani a sinistra, e in centro, i colori si mescolavano come le acque di un fiume a quelle del mare nei pressi della foce.
Qui, in seconda fila dietro alla Fornaciari, sedeva Vivarelli, la “sentinella”: un tipo sveglio che ebbe l’incarico di disegnare la pianta della classe; durante le ore di sistemi, ci si sarebbe dovuti attenere sempre ad essa.

In attesa del lavoro di Vivarelli, i due insegnanti si dedicarono ad approfondire la conoscenza dei ragazzi. Mastroballante si aggirava fra i banchi soffermandosi qua e là a parlottare con loro, e intanto Battista li intratteneva dalla cattedra informandosi sui nomi, i luoghi di provenienza ed i precedenti.
Ne venne fuori un quadro preoccupante: riguardo al grado di preparazione generale, si addensavano seri dubbi su molti, e quanto alle attitudini, sembrava che qualche elemento non fosse affatto portato al rigore della scienza, ma peggio di tutto era la Babele linguistica, visto che almeno la metà degli stranieri era appena arrivata in Italia dai posti più strampalati del mondo, senza sapere una parola d’Italiano.
“E adesso come gliele racconto le espressioni logiche, a questi qui?” Si domandò Battista, costernato.
Ad ogni modo, dopo che Vivarelli gli ebbe consegnato la piantina iniziò a provarci, sfumando quasi inavvertibilmente dall’intrattenimento ai primi segreti dell’elettrotecnica.

Aveva appena cominciato, che la Fornaciari rientrò negli stessi panni in cui era uscita.
“Mi ha autorizzato il preside!” Proclamò sedendosi al suo posto con aria trionfante, in risposta a quella interrogativa di Battista.
Ma la replica, asciutta, non tardò più di un attimo: “Vagli a dire che qui ci sono io, e finché ci sono io, tu in classe, nuda, non entri… Adesso va’ a metterti un grembiule, o resta fuori fino alla fine delle mie ore. Sono stato chiaro?”
Di nuovo, lei fece per ribattere, ma poi ci rinunciò. si alzò lentamente, ed uscì.

Poco dopo, s’udì bussare leggermente alla porta, e all’invito di Battista ad entrare, la ragazza la socchiuse appena.
“Prof, le bidelle non ce l’hanno un grembiule per me… – Disse dallo spiraglio – Posso stare in classe così, per oggi?”
Le fu concesso un permesso straordinario, in cambio della promessa di un abbigliamento a venire più consono, poi l’ora si avviò al termine senza altri incidenti.

3. Sospensione per commenti e domande

FERNANDO

Bene. Mi sembra che la sbirciatina dietro il sipario abbia dato un’idea abbastanza chiara della recita in programma.
Il carattere intransigente e però umano di Battista, in perenne conflitto con la professionalità indolente e frivola di Mastroballante, e con una dirigenza preoccupata di tutto tranne che del rispetto per gli insegnanti.
La bellezza ribelle di Naomi, come molti adolescenti inconsapevole di tutto, tranne che degli infiniti suoi diritti, a cominciare da quello alla protezione comprensiva del sistema contro ogni tentativo di farle riconoscere anche qualche dovere.
L’analoga incoscienza al maschile di Malomo, Bazzagli e Conte, la cui indole violenta e razzista erompe sfrontatamente da sotto la maschera di ipocrita educazione formale della “buona” società di provenienza.
Gli ingredienti del romanzo e della contemporaneità più degradata ci sono quasi tutti.
Mancano ancora la prepotenza di quei genitori che del proprio ruolo nella società hanno mantenuto una concezione da adolescenti, e la rilassatezza di un potere che non esita a macchiarsi di gravi ingiustizie pur di non assumere posizioni di vera responsabilità, ma non tarderanno molto: nelle sue quasi 500 pagine, il libro dispenserà generosamente anche queste perle.

Ma oltre ad un’inquadratura sull’intera storia, il passo offre una prima risposta all’eterna domanda di chi nel libro riconosce l’autore: “… ma è autobiografico?”. Ne approfitto per farvi subito un cenno prima di proseguire con la lettura, poi ci tornerò sopra alla fine.
Ebbene: io sono ingegnere come il prof. Battista, ed ho anche insegnato proprio nella sua scuola, ma tre bulli e una ragazza spregiudicata non li ho mai avuti fra i miei alunni.
Per l’architettura generale della storia mi serviva una scuola, e ce ne ho messo una che conoscevo bene, inoltre mi servivano quei personaggi, e siccome purtroppo nella realtà della cronaca quotidiana abbondano, li ho presi in prestito da lì.
Quindi… ma come ho detto, tornerò sulla questione più avanti.
Adesso ascolterei volentieri qualche commento, oppure risponderei alle vostre domande, se ce n’è già qualcuna che aleggia nell’aria.

BREVE PAUSA PER INTERVENTI DEL PUBBLICO NON REGISTRATI

Bene, allora se non c’è altro andrei avanti con la lettura. Nello stesso primo giorno di lezione, in un’altra aula della scuola, conosceremo degli altri personaggi che nel romanzo hanno ruoli fondamentali.

4. Lettura secondo passo: “E il re degli Elfi quattro aule più in là”

PAOLA

E IL RE DEGLI ELFI QUATTRO AULE PIÙ IN LÀ

Le ampie finestre inquadravano un cielo buio e a tratti piovigginoso, che, nell’aula a luci spente, diventava una scura penombra in bianco e nero, in cui s’offuscava persino la costosa lucentezza ramata dei capelli della prof.
Lei parlava con tono piatto nel consueto silenzio educato della sua platea, sull’unico contrappunto occasionale del lieve tintinnio metallico che i pesanti braccialetti d’oro emettevano strisciando sulla cattedra, quando la sfiorava con i gesti pacati delle mani che sottolineavano le sue parole.
Il romanticismo tedesco non è certo l’argomento prediletto di un giovane del ventunesimo secolo, ma, ancora soggiogati dalla germanica fermezza dell’insegnante, i ragazzi l’ascoltavano in religioso silenzio.

“… Goethe è un poeta di immagini grandiose, ma, grazie ad una padronanza tecnica della lingua davvero straordinaria, anche di profonda armonia. Basti dire che talvolta riesce a rendere musicale persino il Tedesco, che, come sapete, gode di ben altra fama.
L’esempio classico e arcinoto è la bellissima poesia che trovate a pagina 312: ‘Il re degli Elfi’… Ascoltate, dunque.

Wer reitet so spät durch Nacht und Wind?
Es ist der Vater, mit seinem Kind
Er hat den Knaben wohl in dem Arm.
Er faßt ihn sicher, er hält ihn warm.

Ecco, sentite con che fluidità descrive in poche parole la scena drammatica dell’uomo a cavallo nella notte ventosa, con che morbida malinconia ritma l’affanno del padre per la sua creatura in preda agli incubi della febbre, l’angoscia con cui cerca di proteggerla nel calore del proprio abbraccio?

Siehst, Vater, du den Erlkönig nicht!
Babbo, tu non vedi il re degli Elfi!
Geme il bambino.

Mein Sohn, es ist ein Nebelstreif
Figlio mio, è un velo di nebbia…
Lo rassicura il padre

Il bambino ha paura, il re degli Elfi lo chiama:
Du liebes Kind, komm, geh mit mir!
Gar schöne Spiele spiel’ ich mit dir;
Vieni fanciullo caro, vieni con me!
Faremo tanti bei giochi insieme;

Sta delirando.
Sei ruhig, bleibe ruhig, mein Kind
In dürren Blättern säuselt der Wind
Non ti agitare, sta’ tranquillo, bimbo mio
È il vento che sibila tra le foglie secche

Il re degli Elfi brucia di passione:
Ich liebe dich, mich reizt deine schöne Gestalt;
Und bist du nicht willig, so brauch ich Gewalt!
Ti amo, mi attrae la tua bella figura
E se tu non vuoi, userò la forza!

In controluce, i profili dei compagni sembravano ombre cinesi.
Alla sua destra, il bel volto attento di Riccardina era l’unico in piena luce, e l’unica cosa che valesse la pena di guardare… ma non poteva nemmeno restare a fissarla incantato come un mammalucco, perciò volse pigramente lo sguardo alla fila accanto, dove Mostafà Abid, tutto solo, disegnava due volti neri fusi in un bacio appassionato. Mostafà era l’unico straniero, in quarta AL.
Davide si allungò sulla sedia a braccia conserte, appoggiando i gomiti al banco verdolino; osservò la figura distrattamente, e si sorprese di accorgersi che l’immaginazione dell’amico vagheggiava l’altra metà del cielo esattamente come la sua.
Be’… certo che se l’aspettava, diamine! Ma quel disegno glielo confermava meglio di mille sagge parole.

La voce della prof cominciò ad allontanarsi come nel dormiveglia.
Gli sarebbe piaciuto andare in Marocco con Mostafà, a far visita ai suoi nonni rimasti là ad allevare maiali… No, non maiali, forse capre, perché i Musulmani non possono mangiare maiale… Ma poi cosa importa? Là dove lo aveva sospinto quella ninnananna, possono anche loro.
Non ricordava da quanto tempo nemmeno lui vedesse un maiale…
… Chissà com’era il Marocco…
… Ma che gliene fregava, a Mostafà, del re degli Elfi? …
… Maiali …
Un enorme suino lo scrutò a lungo negli occhi con le punte delle grandi orecchie che dondolavano all’ingiù, soffiandogli in faccia un alito pestilenziale, e intanto, la voce della Maurer sprofondava come in un’altra dimensione, confondendosi di là da una valle nascosta nella nebbia all’eco dei grugniti senza creanza dell’animale.


Du liebes Kind, komm, geh mit mir!
Gar schöne Spiele spiel’ ich mit dir;

Poi, il muso del verro si dissolse nella bruma, lasciando lì gli occhietti di porco al viso imbellettato del re degli Elfi che reclamava per sé il pargolo.


Ich liebe dich, mich reizt deine schöne Gestalt;
Und bist du nicht willig, so brauch ich Gewalt!

La morte piroettava ridendo intorno al galoppo notturno dell’uomo disperato che tentava di sottrarre il figlioletto alle sue mani ossute e fredde, ma queste lo ghermivano già forte, e, senza pietà, lo contendevano al padre.

“Lei che dorme! Sa dirmi di che cosa stiamo parlando?”
La voce della Maurer aveva attraversato di nuovo la valle, tornando a sovrastare i grugniti del re elfo, ma chissà, poi, con chi ce l’aveva?
“Davide!”
L’allarme di Riccardina, e ancor più la robusta gomitata nelle costole con cui la compagna di banco gliel’aveva bisbigliato, gli fecero capire che la prof l’aveva proprio con lui.
Si riscosse dalla sonnolenza tentando di raccogliere in fretta le idee.
“Dice a me?” Tergiversò, mostrandosi sorpreso.
“Certo che dico a Lei! Ne vede degli altri che dormono?”
Il suo libro era chiuso; lanciò un’occhiata a quello di Riccardina, aperto alla pagina giusta, e gli parve di capire che il verro che gli aveva grugnito in faccia nell’incubo doveva essere proprio il re pervertito anche alla luce del sole.
“… Del male!?” Buttò lì con un’inflessione che lasciava la porta aperta a tutte le correzioni necessarie.
La Maurer lo guardò interdetta: “Che cosa intende dire? La scena è quella di un padre a cavallo nella notte, in corsa per salvare il figlioletto moribondo… è la morte il male che ha in mente?”
Stella esitò.
“…Sssììì… anche… Il bambino muore… ed è male quando muore un bambino.” Disse.
“Non ho ancora letto questo verso… – Si stupì la prof – Conosce già la poesia?”
“No, lo sto leggendo adesso:
In seinen Armen das Kind war tot…
Fra le sue braccia, il bambino era morto.”
La Maurer si aggiustò sulla sedia.
“Vada a letto prima, la sera!” Consigliò.
Ma la fetente lussuria del maiale che lo aveva oppresso nel suo strano torpore angosciava ancora l’anima di Stella.
“E poi…” Cominciò, ma s’interruppe.
“Dica, dica pure, vuole aggiungere qualcosa?” Lo incoraggiò l’insegnante.
“…No, è che… Sì, anzi… E poi, ecco: io li odio, i pedofili.”
La Maurer lo guardò aggrottando la fronte sorpresa: lei non aveva mai parlato del re degli Elfi in quel modo.
“…Vada a letto prima, la sera. – Ribadì – Dormire le fa bene.”
Poi continuò la sua lezione.

5. Commenti e domande

FERNANDO

Un ambiente ben diverso dall’altro, vero? E meno male! Perché se no non ci sarebbe più speranza per il futuro… almeno per come la pensa Battista, che infatti, benché Davide e Riccardina non siano alunni suoi, diventa loro amico e mentore.
Mastroballante è più opportunista: per lui la vita è tutta mimetizzazione sullo sfondo del comune sentire per sopravvivere alla meglio senza dare nell’occhio, perciò non si sogna nemmeno di riprendere Bazzagli per i suoi chiccirchì, o Naomi per l’ombelico al vento, tutt’altro… ma lui è l’archetipo di chi rifugge le responsabilità, e dei tanti con cui Battista si deve confrontare, è anche fra i meno dannosi.
Battista invece si assume anche le responsabilità degli altri, crede in quello che fa, e a costo di esporsi a delle ritorsioni vuole svolgere fino in fondo il suo compito di educatore. La bellezza di Naomi turba anche lui, ma non per questo cambia opinione su un abbigliamento che giudica poco consono, ed anzi proprio per questo vuole che si copra.
È un po’ rigido e fuori moda, ma anche coerente ed onesto: il nemico peggiore, nella fattoria degli animali definitivamente votata al pensiero unico, e se ne accorgerà.

Quanto poi all’autobiografia, in questo passaggio sì che ho attinto a piene mani dal mio vissuto! Persino i nomi ho cambiato assai poco, e immagino che alcuni dei presenti si siano immedesimati nella scena come se l’avessero vissuta loro stessi, infatti io l’ho ripescata dai miei ricordi del liceo, e loro sono dei compagni di classe di allora.
I professori citati sono autentici, Davide e Riccardina pure, ed anche il brusco risveglio del ragazzo dal suo torpore lo è abbastanza… ma non lo è tutto ciò che riguarda Mostafà.
Mostafà non c’era in classe con noi, invece nel libro c’è, ed è anche lui un personaggio chiave della storia. E allora?
Allora mi servivano un ragazzo ed una ragazza puliti, intelligenti e innamorati senza saperlo, nonché la vittima designata dei bulli, e poiché in quel lontano ricordo c’era quasi tutto nella giusta atmosfera, l’ho adattato per farlo entrare nel racconto.

Voglio dire che non necessariamente il ricorso alla propria memoria è autobiografia.

Per scrivere è quasi impossibile non farlo, anche se ricordo un bellissimo racconto di Kafka dove un tizio diventa scarafaggio, e sono sicuro che a lui non è mai capitato. Ma questa è una trovata di genio puro che per tutto il resto non vale.
Kafka stesso ebbe a dire che “scrivere è comporre… “ e io condivido in pieno.
Comporre come quando si progetta: ogni cattedrale è un’opera unica della creatività, ma se l’ingegnere dovesse reinventare ogni volta colonne, capitelli, cupole, bifore, rosoni e draghi andremmo ancora a pregare nelle foreste di faggi, invece semplicemente li importa dall’esperienza.

Dunque, no: “Il professor Battista” non è un’autobiografia, è una voce che grida nel deserto come quella dell’antico eremita col suo stesso nome.

Grida perché nel mondo la parola “giustizia” è ancora pastura per i pesci, ma finché qualcuno che s’è liberato dell’amo getta scompiglio gridando l’inganno, molti altri si salveranno, e forse alla fine sarà il trionfo della verità.

BREVE PAUSA PER OSSERVAZIONI E COMMENTI DEL PUBBLICO

6. Informazioni editoriali e per gli acquisti

FERNANDO

Bene, mi avvio alla conclusione con la speranza di essere stato convincente.
Devo ancora aggiungere i riconoscimenti che ho promesso all’inizio.
Intanto i pareri di chi ha letto il libro sono buoni, e come ho già detto questo stesso evento lo prova, ma c’è di più.
Appena uscito, ha ricevuto ben sei proposte di pubblicazione con schede di valutazione talora addirittura entusiastiche. Mauro Limiti, di Progetto Cultura, s’è spinto a definirlo: “la dettagliata sceneggiatura di un serial televisivo dal contenuto ben più elevato di quelli che ci propina la nostra TV!”. Nel 2017 Il professor Battista è arrivato in finale al concorso letterario “Mangiaparole”, di conseguenza mi sono convinto che merita un grande pubblico, e poiché le case editrici che s’erano proposte non garantiscono un’adeguata distribuzione, ho sottoscritto un contratto per la sola versione digitale con la casa editrice Libriinmente, che lo ha trovato “molto interessante”, e ora lo pubblica in questo formato. Per il cartaceo, invece, attendo le “avances” di un grande editore, e nel frattempo provvedo da me su alcune piattaforme di self publishing, che almeno, a parità di vendite, pongono meno vincoli e consentono più guadagni di un partner inadeguato.

Quanto all’offerta commerciale, oltre all’edizione digitale attualmente ne sono disponibile tre su carta: una a copertina rigida, uscita per prima e piuttosto costosa, e due più economiche pubblicate successivamente. Queste, in brossura, sono identiche, ma di prezzo diverso, forse a causa di tempi di consegna notevolmente più lunghi per quella che costa di meno.
Tutte le versioni sono prenotabili nelle librerie fisiche e facilmente rintracciabili, nonché acquistabili, in quelle online digitando il titolo ed eventualmente il mio nome nel motore di ricerca.
Io ne ho acquistate alcune copie per questo evento, in modo che possiate comprarle senza problemi di sorta mentre vi infilate i cappotti… ma sono poche.

Grazie di nuovo e buona serata a tutti.